Spi Cgil Foggia, Franco Persiano confermato segretario

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FOGGIA – Il Congresso provinciale del Sindacato Pensionati Italiani, che si è svolto giovedì 11 e venerdì 12 ottobre, ha rieletto segretario generale dello SPI Cgil Foggia Franco Persiano. “Ringrazio tutte le pensionate e i pensionati che mi hanno rinnovato la loro fiducia”, ha dichiarato Persiano. “Ringrazio anche tutte le persone che, durante l’ultimo mese, hanno partecipato ai congressi territoriali affollando le aule consiliari, le sedi cittadine, i luoghi nei quali abbiamo inteso aprire la partecipazione, la discussione e il dibattito a tutti i cittadini, non solo ai nostri delegati.”, ha aggiunto Persiano. “E’ stata una dimostrazione, l’ennesima, della forza di questa organizzazione, la più partecipata, estesa e ramificata organizzazione della Capitanata, un presidio di democrazia e di impegno concreto e solidale per i territori, anche grazie all’operatività di Nello, il pullmino dei diritti, che in più luoghi ci ha seguito e ha aiutato tanti pensionati nel controllo della propria situazione pensionistica”.

UNA FASE DI RINNOVAMENTO. Al termine del Congresso provinciale dello SPI Cgil Foggia, alla quale hanno partecipato 76 delegati in rappresentanza di tutte le leghe e sub leghe territoriali del Sindacato Pensionati, Persiano ha annunciato l’avvio di una profonda fase di rinnovamento per lo SPI, con l’ingresso di persone che portino nuovo entusiasmo e un capitale di esperienze e capacità ancora più forte. “In questi quattro anni abbiamo ulteriormente potenziato la nostra presenza sul territorio. Siamo andati a incontrare i pensionati direttamente nei quartieri periferici, nei comuni dove non ci sono le sedi sindacali, uscendo da stanze e uffici per impegnarci in strada, nelle piazze. Lo abbiamo fatto con il pullmino dei diritti, ma anche con le iniziative itineranti di ‘Carosello’. Abbiamo portato la discussione nei luoghi pubblici, per discutere di liste d’attesa, sanità, la raccolta firme sulla legge regionale per l’invecchiamento attivo. Lo SPI Cgil ha stretto una sinergia proficua e concreta con tante associazioni, dall’AUSER alla Croce Rossa, l’UISP, le diverse realtà territoriali che fanno solidarietà, cultura, promozione sociale”.

OLTRE 2 MILIONI DI EURO RESTITUITI AI PENSIONATI. La grande campagna di controllo sui diritti pensionistici degli anziani, in Capitanata, condotta naturalmente assieme al Patronato INCA, ha fatto recuperare oltre 2 milioni di euro ai pensionati della provincia di Foggia. “Un risultato straordinario, concreto, che incide sulla vita reale delle persone, delle famiglie, portando un sollievo e un aiuto laddove c’era maggiore disagio”, ha spiegato Persiano.

Sono 143.760 i pensionati in provincia di Foggia. Il dato è ufficiale, fonte ISTAT. La parte della leonessa, naturalmente, la fa il capoluogo, con 30.361; seguono Manfredonia (11.399), Cerignola (9.856), San Severo (9.252) e Lucera (7.134). La Capitanata è una provincia che invecchia velocemente e, anche a causa dell’emigrazione, la percentuale degli over 65enni (che comprende anche coloro che non sono ancora andati in pensione) è sempre più alta. Il centro con più anziani, nella Daunia, è Volturara Appula, il paese del premier Giuseppe Conte, dove il 39% dei residenti ha superato i 65 anni d’età; sul podio di questa speciale classifica, poi, ci sono Motta Montecorvino e Celle San Vito, con il 33% dei residenti over 65enni. Foggia si attesta al 21%, mentre la città più giovane della provincia è Carapelle, con una percentuale di anziani pari al 14%.

LE DONNE SOTTO LA “SOGLIA DI CITTADINANZA”. L’importo medio percepito dalle donne in pensione, in provincia di Foggia, è pari a 600,29 euro, inferiore di quasi 200 euro al ‘famoso’ reddito di cittadinanza. Per gli uomini, e sempre considerando la Capitanata, l’importo medio è pari a 706,73 euro. Anche nel caso dei maschi, dunque, si è al di sotto della “soglia di cittadinanza”. Sono le aree interne dei Monti Dauni e del Gargano quelle che presentano le maggiori criticità, con indici mediamente più elevati per quanto riguarda invecchiamento della popolazione, disoccupazione, disagi dovuti alla mancanza di presidi socio-sanitari, isolamento. Particolarmente dura la condizione degli anziani soli, donne e uomini, che vivono nei piccoli centri dell’Appennino Dauno.