Reddito di cittadinanza, sotto 500 euro oltre metà degli assegni alle famiglie

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Si concentra nella soglia d’importo compresa tra i 300 e i 500 euro mensili la quota più numerosa dei nuclei familiari che hanno ottenuto il reddito o la pensione di cittadinanza: sono 137.983, pari al 29% delle 473mila domande presentate a marzo che hanno avuto l’ok dall’Inps. Tra 500 e 750 euro vanno a 97.493 famiglie che rappresentano il 21% dei beneficiari, mentre tra i 750 e i mille euro sono riconosciuti a 75.887 domande accettate (16%). Nei dati elaborati dall’Inps e dal ministero del Lavoro, un numero rilevante di percettori si addensa tra le soglie più basse: 34.861 nuclei (7%) hanno (o avranno) la Card Rdc con caricati tra i 40 e i 50 euro, soglia minima riconosciuta, a 11.284 famiglie (2%) vanno tra 50 e 75 euro e 15.525 (3%) ottengono tra 75 e 100 euro al 3%. Nella fascia più “ricca”, oltre mille euro d’importo, troviamo il 5% delle domande accolte (25.613), provenienti dalle famiglie più numerose. In sintesi il 58% delle Card Rdc è (o sarà) caricata con cifre fino a 500euro, il 42% con una somma superiore. Proprio chi ha ricevuto gli importi più bassi, nella prima finestra d’avvio del reddito di cittadinanza, ha fatto sentire nei giorni scorsi la propria voce esprimendo il malcontento sui social media, in particolare sulla pagina facebook Inps per la famiglia, o scrivendo lettere di protesta ai giornali. «Polemiche che creano sconforto» replica Pasquale Tridico, facente funzioni di presidente Inps che avverte: «Girano tante falsità». Ma a far lievitare questo malcontento hanno contribuito sicuramente tante dichiarazioni, arrivate soprattutto degli esponenti del M5S che hanno alimentato le aspettative dei cittadini, spingendosi a preannunciare il superamento della povertà. Parlando con i tecnici dei Caf, che hanno inviato tre quarti delle domande Rdc, emerge che non c’è sufficiente informazione tra gli interessati; in tanti si attendevano di ricevere la somma di 780 euro, ignorando che il Rdc è uno strumento che si compone di un’integrazione al reddito e di un supporto all’affitto per chi non è proprietario di casa. La cifra sbandierata, 780 euro, corrisponde alla soglia massima di importo riconosciuta ad un single con Isee pari a zero, che sta in affitto. Senza dimenticare che essendo preso come riferimento per il possesso dei requisiti reddituali e patrimoniali l’Isee 2017, se nel frattempo il richiedente ha modificato il reddito, potrà ripresentare la domanda compilando il modello Rdc-com per certificare la variazione. Al ministero del Lavoro sono stati segnalati numerosi casi di persone che nel 2017 percepivano la Naspi, ma che nel 2019 pur avendo esaurito l’indennità di disoccupazione, si sono viste recapitare una Card con poche decine di euro, insufficienti per sopravvivere. Ragion per cui si sta valutando di inviare una circolare interpretativa, con le istruzioni per facilitare la presentazione delle domande con la variazione reddituale. Alla scadenza del 31 marzo sono arrivate all’Inps 806mila richieste dai nuclei familiari, in circa 490mila finora hanno avuto riconosciuto il sussidio, escluse le istanze respinte (27%), circa 125mila domande ancora non sono state lavorate, di cui 80mila sono modelli Rdc-com: siamo ben lontani dagli 1,3 milioni di nuclei beneficiari stimati dal governo, e la Consulta dei Caf si attende un calo nella presentazione delle domande ad aprile. Intanto le polemiche si allargano anche alla pensione di cittadinanza. Un’analisi effettuata dalla Uil mette in luce come con l’attuale meccanismo siano esclusi dal beneficio la maggioranza della platea dei pensionati. «I percettori di pensione minima o di assegno sociale, privi di altri redditi, verranno esclusi – spiega Domenico Proietti (Uil) – poiché il reddito annuale, integrato con le maggiorazioni sociali, risulta superiore al limite imposto per l’accesso alla pensione di cittadinanza». Un pensionato single, solo se è in affitto, riceverebbe non oltre 76 euro mensili. Lo studio della Uil fa il confronto tra un pensionato single con un assegno mensile di 9.360 euro lordi soggetto ad aliquota Irpef nazionale e addizionali locali, e un pensionato che percepisce la stessa somma con l’integrazione della pensione di cittadinanza. Al netto delle detrazioni, l’imposta Irpef e le relative addizionali locali determinano una tassazione di 595 euro annui, con un reddito annuo di 8.765 euro ed una perdita del 6,35% di reddito netto annuo disponibile rispetto al pensionato che arriva a 9.360 euro con l’integrazione della Pdc.

FONTE : IL SOLE 24 ORE > dati INPS <

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