TUTTO SBAGLIATO, TUTTO DA RIFARE (di Mariella Di Monte)

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“Non ho mai avuto paura di camminare per San Severo, nemmeno quando ero assessore alle politiche sociali, perché mi sono sempre confrontata con la gente, senza pregiudizi e, soprattutto, senza particolarismi di sorta. E ho imparato, a mie spese, che i soggetti più pericolosi abitano nelle zone eleganti del centro, hanno giacca e cravatta firmata ed elette professioni.
In molti di coloro che si rivolgono ai servizi sociali perché vivono situazioni a rischio, hanno continuato a chiamarmi per mesi, anni, dopo le mie dimissioni, lamentando il fatto che nessuno più li ascoltasse. Non ho mai avuto problemi con persone dai cognomi “difficili”, mentre non posso dire altrettanto dei politici di professione, che hanno cercato, sia pure senza alcun risultato, di infangare il mio nome e la mia professionalità.
Un vero amministratore dovrebbe conoscere i punti di forza e di debolezza della comunità che rappresenta e dovrebbe riuscire ad implementare i primi e ridurre i secondi.Non ho mai pensato a cosa l’incarico assessorile potesse darmi, ma sempre a cosa potessi dare io a quella mission e alla città in cui sono nata. Forse è per questo che non ho esitato a mollare, quando ho capito che in quelle stanze non c’era spazio per una come me.
Nel momento in cui le aule consiliari divengono teatro di esternazioni degne di una taverna sul porto e le dirette Facebook sono utilizzate per veicolare pesanti insulti all’opposizione e a singoli cittadini, si apre la strada ad ogni possibile degenerazione.
Un sindaco dovrebbe essere punto di riferimento per tutti, non garante della sola fazione che lo ha eletto.
Mi piange il cuore nel vedere lo scempio che in questi anni si è fatto del nome e dell’immagine della città, portata ai disonori della cronaca da chi avrebbe dovuto, come un buon padre di famiglia, cercare di tenere insieme i vari pezzi della cittadinanza, mediando le istanze di tutti; chiudendo la porta – quando il caso lo richiedeva – e rimproverando il familiare che sbaglia, ma senza umiliarlo, e parlando bene di tutta la famiglia dal balcone del palazzo. Senza lasciare indietro nessuno, anzi, prendendo per mano i più fragili e accompagnandoli lungo il percorso di risalita.
L’autorevolezza e il senso delle istituzioni sono come il coraggio di manzoniana memoria: chi non ce le ha non se le può dare.”
(post di Mariella Di Monte)

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