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    Elementari, obbligo laurea. Dopo la sentenza del Consiglio di Stato rischiano 50mila docenti, in Puglia 3500.

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    Studio Legale Casale

    La sentenza plenaria del Consiglio di Stato di qualche giorno fa rischia seriamente di produrre «il più grande licenziamento di massa della scuola italiana». Sono infatti in tutta Italia oltre 50.000 le maestre ed i maestri che, a causa degli effetti della sentenza che prevede l’obbligatorietà della laurea, rischiano di perdere il posto di lavoro. «Tutto ciò è assurdo – sottolinea Rossano Sasso coordinatore regionale della Lega in Puglia – se si pensa che quando questi insegnanti hanno iniziato a lavorare, il titolo abilitante all’insegnamento era costituito dal diploma magistrale. Parliamo anche di circa 3.000 docenti pugliesi sparsi in tutta Italia, e di almeno 500 che insegnano nelle scuole pugliesi: a rischio è la tenuta di tutta l’organizzazione della nostra scuola nei prossimi mesi, oltre al danno che i bambini potrebbero subire perdendo le loro maestre e la conseguente continuità didattica. Come al solito, dinanzi alla incapacità governativa del Pd – sottolinea – che in tutti questi anni non è stato capace di rimediare al vuoto normativo, ne fanno le spese i lavoratori della scuola, prima utilizzati dallo Stato per istruire ed educare i nostri figli, e dopo anni di sacrifici sbattuti in mezzo ad una strada con una sentenza politica». I nostri maestri e le nostre maestre, artefici di quella che da più parti è stata definita come una delle migliori scuole elementari al mondo, «vengono buttati fuori dopo anni di esperienza acquisita sul campo». Per questo, dice il coordinatore regionale dei leghisti pugliesi, «siamo vicini a tutti i diplomati magistrale e a tutti i lavoratori della scuola. Una volta al Governo con Matteo Salvini metteremo ordine in un settore importante come quello dell’istruzione massacrato e umiliato dal Pd, cercando di attuare soluzioni concrete che non penalizzino i lavoratori, tenuto conto del fatto che in questi anni il legislatore scolastico, raffazzonato e improvvisato, ha innescato anarchia e guerra tra “poveri”».
    Nell’immediato, intanto, «i nostri avvocati sono al lavoro per predisporre un’azione legale dinanzi ai giudici del lavoro e alla Corte di giustizia europea, per evitare il licenziamento di questi lavoratori». Per chi volesse aderire al ricorso: tel. 393 6393177. «Lo Stato ed il Pd non possono pensare – conclude Sasso – di risolvere il problema del precariato, eliminando e licenziando i precari».

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