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    Puglia/ Reddito di Dignità ferme in Regione diecimila richieste. Sussidi ai poveri, pratiche del 2018 neppure visionate.

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    A detta della Regione Puglia le procedure per il Red (reddito di dignità) vanno a gonfie vele. Anzi, meglio delle altre amministrazioni territoriali italiane dove il numero di pratiche da trattare è inferiore. Ma la realtà è un’altra visto che per le domande del 2017 (nonostante i bandi fossero già stati aperti il 2 settembre del 2016) gli ultimi pagamenti risalgono a dicembre scorso. Con tanto di proteste ai Comuni e ai Caf. Ovvero i titoli di i pagamento per il bimestre gennaio-febbraio 2018 sono ancora un miraggio per centinaia di famiglie al di sotto di un reddito Isee — Indicatore della situazione economica equivalente — da 3 mila euro all’anno. «Il ritardo — spiega Anna Maria Candela dirigente della Regione settore Wefare — è comunque inferiore agli standard dei provvedimento di cassa integrazione. Ci sono difficoltà, ma la procedura è quasi ultimata. Credo che la prossima settimana la situazione dovrebbe sbloccarsi». Il punto è che nella Puglia dell’assistenza alle famiglie in difficoltà gli standard sono stati elevati (più sostegno economico a chi ne ha bisogno) ma, come al solito, procedure e strumenti organizzativi non riescono a viaggiare al ritmo necessario. E certa mente non per caso. Michele Emiliano, che ha sbandierato il successo dell’iniziativa, deve fare i conti con pagamenti che nella migliore delle ipotesi arrivano con quattro mesi di ritardo. Anche i tempi di ammissione sono lunghi e comunque non inferiori ai sei mesi. «È una situazione difficile — chiarisce Antonella Morga, segretaria regionale della Cgil Puglia—perché per le famiglie in difficoltà il tempo di pagamento è tutto. Purtroppo, a livello regionale notiamo che la struttura è limitata a soli due funzionari e un dirigente. C’è anche la questione di una giunta regionale che viaggia a scartamento ridotto e che vede continue voci di rimpasti. Infine, c’è un problema di piattaforma informatica. InnovaPuglia, che gestisce le pratiche, è ancora impantanata in promesse di assunzioni». «Avevamo avvisato per tempo Emiliano sull’allarme occupazionale in InnovaPuglia — aggiunge Nuccio Di Mundo, Rsu Uilm Uil — e purtroppo dei 60 contratti interinali che seguivano la piattaforma sono stati rimpiazzati con soli 10 contratti a tempo determinato. In attesa di ristabilire i livelli occupazionali il lavoro residuo è stato distribuito tra tutti i dipendenti con evidenti disagi e ritardi». Nel 2017 (dati della Regione) sono state presentate complessivamente 47.000 domande di cui 19.000 ritenute ammissibili a beneficio (il 63% di domande ammesse a ; Sia+Red e il 37% delle domande ammesse a Red). I cittadini che effettivamente usufruiscono degli assegni sono 11.500. E per il 2018? In linea teorica la domanda per il nuo¬vo bando di Red è stata aperta dal 1 dicembre del 2017. Nel si¬stema regionale risultano 50 mila domande di cui 40 mila per il Rei (misura statale che viaggia spedita perché gestita dall’Inps) e 10 mila per il Red. «Siamo pronti a licenziarle — conclude Candela — le domande sono state elaborate, ma attendiamo per incrociare i dati con gli aventi diritto al Rei». Ciò significa che nella migliore delle ipotesi il via libera non arriverà prima dell’estate. Perché il pagamento reale del Red (l’indennità varia dai 200 ai 600 euro mensili e assorbe e integra il Sia nazionale) parte dalla sottoscrizione dei contratti di tirocinio e fino a 12 mesi. In questo discorso l’ira dei cittadini si scarica sui Comuni che sono il front-office con il pubblico. «Le problematiche ci sono — conclude Pasquale Chieco, sindaco di Ruvo e delegato Anci Puglia al welfare — e sono dovute anche alla sovrapposizione degli strumenti statali e regionali. Un conflitto di procedure che genera l‘irritazione degli utenti».

    Vito Fatiguso
    corrieremezzogiorno

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