L’associazione italiana “Amici del Presepio”, sede di San Severo, ha tagliato lo scorso anno lo storico traguardo dei trent’anni di attività, spesi a custodire e tramandare una delle tradizioni più sentite del nostro patrimonio culturale.
Fondata nel 1995, ha saputo trasformarsi nel tempo da piccolo gruppo di appassionati a punto di riferimento culturale per il territorio: decine di mostre organizzate, centinaia di diorami e presepi artistici realizzati, corsi tecnici che hanno avvicinato giovani e meno giovani ai segreti della modellazione e della prospettiva, un cammino lungo e fecondo, che quest’anno si è arricchito di un’iniziativa dal profondo valore umano: un laboratorio pratico di arte presepistica che ha varcato le mura della Circondariale di San Severo, coinvolgendo direttamente i detenuti, che hanno realizzato un presepe la cui copia sarà esposta al pubblico durante la consueta mostra natalizia dell’associazione, creando così un ponte ideale e tangibile con la cittadinanza.
«Il presepe, per sua natura, è un messaggio di speranza, accoglienza e rinascita. Portare le nostre tecniche e la nostra passione all’interno della realtà carceraria significa offrire uno strumento di espressione, di coralità e di potenziale riscatto”- spiega il presidente dell’associazione, Luigi Montanaro- “Costruire un presepe richiede pazienza, cura del dettaglio e collaborazione, tutti elementi che hanno un forte valore riabilitativo e che per questo la direzione e gli educatori dell’istituto penitenziario hanno voluto promuovere attraverso un progetto».
Durante le operose settimane di laboratorio è caduto il muro dell’individualismo e della diffidenza: aiutandosi, scambiandosi gli attrezzi e confrontandosi sulla prospettiva delle case arroccate di un villaggio, storie diverse si sono intrecciate in una invisibile trama, e mani che provengono dai mondi più disparati si sono unite per un fine comune.
Del resto, il presepe racconta di una famiglia che non trova alloggio, di un bambino che nasce ai margini, tra gli ultimi della Terra in una grotta improvvisata, e racconta di una umanità ferita che, nonostante il buio della notte, cerca una luce. Cosi Gesù Bambino, quest’anno più che mai, ci ricorderà che nessuna notte è così fonda da impedire a una stella di indicare la strada.







