Una città che dimentica i propri militi è una città che perde la propria storia. Capita purtroppo sempre più spesso che le amministrazioni comunali trascurino il ricordo dei giovani che hanno dato la vita in guerra. Pensiamo ai «ragazzi del ’99», strappati alle loro famiglie ancora diciottenni: oggi, purtroppo, forse neanche i cittadini stessi sanno più chi fossero.
È qui che entra in gioco il compito fondamentale delle scuole e della politica locale: raccontare, spiegare, ma soprattutto onorare i militari caduti nei conflitti mondiali e nelle missioni militari. Perché il sacrificio non appartiene soltanto al passato: si muore anche in tempo di pace per servire il paese, come è accaduto al sergente Marracino.
Il paradosso si consuma ogni anno il primo di novembre. Tra passerelle e sfilate di circostanza, viene deposta una corona d’alloro prima in memoria degli ex sindaci e poi al Milite Ignoto. Ci si dimentica, però, che all’interno del nostro cimitero comunale riposano moltissimi giovani morti sui monti di Asiago, a Bassano e su tanti altri fronti, oggi del tutto abbandonati a loro stessi. Tra questi va ricordato anche il reduce Colucci, una delle ultime testimonianze locali di chi combatté la storica battaglia di El Alamein.
Un plauso e un doveroso ringraziamento vanno al Prof. Clemente e la prof.ssa Marina Villani, che con passione e rigore si sono spesi per recuperare i nomi e le storie di questi ragazzi. Ma lo sforzo di pochi singoli non basta più.
A San Severo pesa ancora la ferita mai rimarginata dello smantellamento dello storico Parco della Rimembranza, un luogo nato proprio per dedicare un albero e un ricordo a ciascun caduto della nostra terra. Per riparare a questa grave mancanza, serve oggi un atto concreto: recuperare tutte le lapidi dei nostri morti e riunirle in un unico luogo, valorizzando complessi da tempo abbandonati come San Francesco o San Matteo per realizzarne un sacrario e un museo della memoria militare.
San Severo lo merita, ma a meritarlo sono soprattutto i nostri figli. Perché la storia non si cancella con un colpo di spugna e un popolo senza memoria è un popolo privo di identità.
Io per questa battaglia ci sono. E voi?
Dott. Bruno Braccia
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