ELEZIONI 2018, ECCO QUANTO «COSTA» CANDIDARSI: DA 35MILA DI FI AI 1.500 MENSILI DEL PD

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Ogni candidato deve contribuire il partito per un posto in lista sicuro. Il record di Forza Italia, Fratelli d’Italia low cost. E nel Pd i morosi corrono a pagare per un posto in lista

Dagli oltre 35mila  euro chiesti da Forza Italia una tantum, ai 1.500 euro mensili chiesti dal Pd ad ogni eletto: ecco quanto costa candidarsi. In ogni partito non basta infatti strappare un posto in lista, perché poi, dopo la quasi totale abolizione del finanziamento pubblico, ognuno deve contribuire a rimpinguare le casse della propria formazione politica.

La corsa dei morosi democratici – Nel Pd è partita la corsa dei morosi a pagare i debiti accumulati con il Nazareno. Tra meno di un mese scadono i termini per le candidature e, in mancanza del bonifico dovuto, il rischio di vedersi negato un collegio diventa alto anche per i big. Va però detto che il Partito Democratico guidato da Matteo Renzi, pur avendo messo in cassa integrazione i 180 dipendenti, può contare sui 6,4 milioni arrivati grazie all’ultimo 2 per mille: la cifra più alta tra tutti i partiti.

La Lega coi conti sequestrati – La Lega di Matteo Salvini, invece, che dal 2 per mille ha incassato 1,4 milioni, trovandosi però con i conti pignorati nell’ambito dell’inchiesta condotto dalla procura di Genova è costretta a chiedere un contributo di 20mila euro a ciascun candidato.

La richiesta record dei berlusconiani – Forza Italia, che negli ultimi tempi ha smantellato quasi tutta la struttura di partito per tagliare i costi, a fronte di una situazione economica preoccupante, e dopo che Berlusconi ha dovuto chiudere il rubinetto degli aiuti a pioggia, chiede lo sforzo più alto di tutti. Il contributo richiesto va dai 30 ai 40mila a testa

La campagna low cost di Fratelli d’Italia – Fratelli d’Italia, che punta molto su social network, ha organizzato una campagna low cost. Sono circa 5mila gli euro chiesti ad ogni candidato. Per il resto, il partito guidato da Giorgia Meloni conta sui soldi che dovrebbero arrivare dalle numerose cene di finanziamento organizzate nei territori

Liberi e uguali e M5S – Liberi e Uguali, il partito di sinistra con Pietro Grasso candidato premier, non avrebbe ancora quantificato il contributo che ogni eletto dovrà pagare. Mentre gli eletti del M5S, in base all’ultimo regolamento interno, oltre a restituire metà indennità ad un fondo (l’ultimo è stato uno a sostegno delle piccole e medie imprese) dovranno pagare 300 euro mensili all’associazione Rosseau.

Fonte: Corriere.it – Claudio Bozza