Manuale pratico: come trasformare un’aiuola in un rischio.
A San Severo il celebre detto “l’erba del vicino è sempre più verde” andrebbe aggiornato: qui l’erba non è né più verde né più curata… è semplicemente più alta. Decisamente più alta.
Per settimane abbiamo assistito a una crescita rigogliosa e indisturbata nelle aiuole cittadine, diventate nel frattempo piccole foreste urbane. Le segnalazioni dei cittadini? Numerose. Gli interventi? Lenti. Ma alla fine qualcosa si è mosso: è iniziato lo sfalcio. Peccato però che si tratti di una versione “light” del servizio, una sorta di manutenzione a metà.
L’erba viene tagliata, certo. Ma poi resta lì, abbandonata, ormai secca, come se il lavoro fosse improvvisamente finito a metà. Il risultato? Cumuli pronti a trasformarsi in perfetti inneschi per incendi, con buona pace della sicurezza e del decoro urbano.
Viene quasi da chiedersi se si tratti di una nuova strategia sperimentale: prima si lascia crescere tutto senza controllo, poi si taglia e si lascia sul posto, magari sperando che il sole faccia il resto. Un ciclo naturale, potremmo dire. Peccato che nel frattempo i cittadini debbano convivere con degrado e rischi evitabili.
Al di là dell’ironia, la situazione è tutt’altro che divertente. È l’ennesimo segnale di una gestione superficiale di problemi che dovrebbero essere ordinaria amministrazione. E quando persino la manutenzione del verde diventa un problema irrisolto, qualche domanda sull’efficacia dell’attuale amministrazione è più che legittima.
Forse è il momento di riconoscere i propri limiti. Perché amministrare una città non è un esercizio teorico, ma una responsabilità concreta. E quando questa responsabilità non viene esercitata adeguatamente, l’ipotesi delle dimissioni smette di essere una provocazione e diventa una riflessione doverosa.
Post – Francesco Sderlenga







