Una lettera aperta, un appello disperato, una richiesta di verità.
È quella che un padre affida alle istituzioni, alla sanità, alle forze dell’ordine e all’opinione pubblica dopo la morte del figlio, Dennis Pio Mastrangelo, giovane segnato dalla tossicodipendenza e da una lunga battaglia contro i propri demoni interiori.
Dennis aveva provato a rialzarsi.
Dopo un percorso di disintossicazione era riuscito a restare lontano dalla droga per 5 anni. 60 mesi di speranza, sacrificio e paura di ricadere.
Poi il crollo.
Una nuova caduta nel tunnel della dipendenza che lui stesso non riusciva ad accettare.
Il peso di quel fallimento lo aveva devastato psicologicamente, al punto da tentare il suicidio.
Da lì il ricovero in diverse strutture psichiatriche tra San Severo e Manfredonia. Ricoveri, richieste di aiuto, interventi sanitari, contatti con le istituzioni e con le forze dell’ordine: una lunga catena di segnali che, oggi, il padre ritiene non possano essere ignorati.
Dennis è morto, probabilmente per overdose.
Ma il padre ora si chiede se quella morte potesse essere evitata.
“Possibile che nessuno abbia capito quanto fosse fragile mio figlio? Possibile che tutte le richieste di aiuto, i ricoveri, gli interventi e i segnali lanciati siano rimasti senza una vera soluzione?”, domanda nella sua lettera.
Non cerca colpevoli a tutti i costi, ma risposte. Vuole capire se il sistema sanitario e sociale abbia fatto davvero tutto il possibile per salvare suo figlio. Se i protocolli siano stati rispettati. Se, dopo il tentativo di suicidio e i ripetuti ricoveri, Dennis sia stato realmente seguito con un percorso adeguato.
“Un ragazzo che chiede aiuto non può essere lasciato solo”, scrive il padre, trasformando il suo dolore in una denuncia pubblica che riguarda tante famiglie segnate dalla dipendenza.
Dietro la tragedia di Dennis emerge infatti il dramma di molti giovani che, dopo la disintossicazione, si ritrovano senza un supporto continuo, sospesi tra fragilità psicologica, solitudine e ricadute spesso fatali.
La lettera è anche un invito alle istituzioni affinché casi simili non si ripetano più. Perché la dipendenza non è soltanto una battaglia personale, ma una questione sociale e sanitaria che richiede presenza, ascolto e continuità nell’assistenza.
“Oggi mio figlio non c’è più. Ma qualcuno deve spiegarmi se davvero non si poteva fare nulla per salvarlo”, conclude il padre.
Un interrogativo che resta aperto e che chiede non solo chiarimenti, ma coscienza.
Francesco Mastrangelo
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