<<FRANCESCO DE AMBROSIO (nato a San Severo nel 1825 e deceduto nel 1910- sostituto Procuratore Generale nella città di Aquila (Consigliere di Corte d’Appello a Potenza) e cultore di storia locale, in un suo libro intitolato ” LE MEMORIE STORICHE DELLA CITTÀ DI SAN SEVERO, pubblicato a Napoli nel 1875, scrive che la chiesa di S.ONOFRIO( chiesa sconsacrata e attualmente sede del pub “La Gatta” ) , risalente al secolo XV e collocata in “ LARGO DEL MERCATO”( oggi Piazza Carmine–ALDO MORO) , aveva la funzione di accogliere e assister e dei viandanti-pellegrini in collaborazione con <<l’ospitale cittadino>> che allora era collocato nei pressi dei quartiere di S.Antonio Abate. Qui cogliamo una testimonianza della capacità della nostra comunità nell’essere aperta all’accoglienza e all’assistenza verso i forestierì -pellegrini che passavano dalle nostre parti per raggiungere i santuari e monasteri del Gargano. Tornando alla chiesa di S.Onofrio , il Procuratore DE AMBROSIO conclude scrivendo che…” la chiesetta fu soppressa nel 1778 da monsignor FARAO, essendone le rendite assorbite dalla parrocchia di San Nicola” . Dei locali di quella chiesa, ormai sconsacrata, successivamente se ne fecero vari usi. Nel secolo scorso fu sede provvisoria di scuola media (nel secondo dopoguerra) , poi sede di distribuzione degli aiuti da parte delle ACLI con le derrate alimentari provenienti dall’America e infine usata come sala congressi e attualmente sede di provviste per un pub- . Un altro momento storico che ci restituisce una San Severo multietnic a si colloca addirittura nel medio evo, quando FEDERICO II insediò nelle nostre campagne una massiccia colonia arabo-musulmana. Uno dei principali motivi per cui l’imperatore svevo concentrò i Saraceni a Lucera e nelle campagne del nostro territorio fu il desiderio di ripopolare di lavoratori quella zona devastata da Longobardi, Bizantini, Franchi e Normanni. Le terre del regio demanio vennero assegnate ai coloni saraceni. Un mercante saraceno ULMEN ZAMARRAM che con la sua famiglia possedeva dei terreni tra Lucera e San Severo , insieme ad altri saraceni, vendeva i propri prodotti agricoli presso il bostro mercato La contrada “Zamarra” , situata nella zona meridionale di San Severo, ha rappresentato, per diverse ragioni socio-economiche, uno dei luoghi più citati nell’immaginario collettivo dei sanseveresi. Il toponimo ZAMARRA deriva proprio da Ulmen Zamarram come documentato da Tommaso Lecisotti ((storico e archivista , nativo di Torremaggiore). Nei suoi studi sulla Capitanata medievale, Leccisotti ha analizzato dei documenti che testimoniano il passaggio di proprietà e la trasformazione dei nomi dei casali sotto l’influenza islamica. Con l’integrazione dei Saraceni, il nostro territorio e la Capitanata hanno praticato-secoli fa- la convivenza multietnica , il dialogo interreligioso e multiculturale>>.
(M.Monaco)







