Quist je!
La libertà di cui oggi godiamo non è nata per caso. È stata conquistata. Difesa. Pagata, spesso, con la vita.
E allora la domanda è semplice: cosa facciamo noi, oggi, per ricordarlo davvero?
Non basta “commemorare”. Non basta che la memoria resti intrappolata in una data sul calendario, in un discorso letto a metà, in una bandiera esposta per qualche ora. La memoria—quella vera—deve avere un luogo, deve avere un volto, deve diventare gesto quotidiano. Perché quando la libertà viene ricordata soltanto a parole, rischia di svuotarsi. Ma quando diventa esperienza, quando tocca lo sguardo e il cammino di chi vive quel posto, allora prende vita.
Voglio lanciare un’idea concreta.
Realizzare un parco dedicato a chi ha combattuto per la libertà. Non un simbolo astratto, non un concetto lontano, ma un luogo reale, vivo, accessibile a tutti. Un parco dove ogni albero rappresenti una persona, una storia, un sacrificio. Un luogo in cui la memoria non sia relegata a un momento all’anno, ma diventi parte del paesaggio di tutti i giorni: qualcosa che si incontra andando a scuola, tornando a casa, passando nel tempo libero.
E soprattutto: un luogo che parli ai giovani.
Perché i giovani non hanno bisogno di retorica. Hanno bisogno di verità raccontate con strumenti concreti. Hanno bisogno di capire—senza frasi fatte—che la guerra distrugge e che la pace va costruita ogni giorno.
Un parco può farlo: educando attraverso la presenza, insegnando attraverso il percorso, trasformando il passato in responsabilità per il futuro.
Noi abbiamo già uno spazio che può diventare tutto questo: *Parco Baden Powell*.
Valorizzarlo significa fare una scelta chiara. Significa trasformare un’area pubblica in un punto di riferimento per tutta la comunità. Un luogo in cui la città riconosce il proprio debito verso chi ha combattuto e sofferto per renderci più liberi. Un luogo dove non si celebra soltanto: si riflette. Si impara. Si cresce.
Non è solo un progetto. È una presa di posizione.
È il modo in cui decidiamo di ricordare.
È il segno che vogliamo lasciare.
Io questa proposta la metto sul tavolo.
di B.Braccia







