Un giorno come un altro, sono in campagna a coprire con la calce i tronchi di alcuni ulivi. Una pratica antica utile a disinfettare e proteggere i tronchi dai raggi del sole. In realtà lo faccio soprattutto per una questione estetica. Ma il punto non è questo! È che mentre pitto, con schizzi di calce bianca ovunque, penso alle ultime vicende politiche che hanno colpito la comunità di San Severo, il mio paese. Una pennellata verso l’alto e penso all’odio, il rancore, la rabbia emersa. Una verso il basso e giù emozioni di delusione e tradimenti. L’odore della calce bianca si confonde con la puzza di intrighi, di cattiveria, di gelosie. Il profumo della terra con l’odore nauseabondo di affari che portano valore aggiunto solo a pochi. Tutte emozioni che non dovrebbero avere niente a che fare con il bene di una comunità. Poi se la comunità è la mia, fa ancora più male. In tutto questo caos di emozioni, un pensiero si affaccia nella mia mente. Ma qualcuno ha mai pensato che le nostre campagne, le nostre aziende agricole sono la vera “pelle” di San Severo? Il luogo intorno sensibile al tatto, al contatto, che dovrebbe, se sano, proteggere e nello stesso tempo trasportare sensazioni all’interno della città di San Severo. Quel luogo dove le eccellenze agricole raccontano il paesaggio. Dove si sono sempre coltivate e si coltivano relazioni, legami con le nostre radici. Dove le emozioni mettono radici profonde e dove si risvegliano emozioni antiche. Dove non c’è posto per l’odio, la rabbia, le manie di protagonismo le antipatie e le lotte tra esseri viventi. Dove la bellezza non è nascosta, è in superficie. È sotto gli occhi di tutti! Dove alberga la gentilezza, la gratitudine, il sostegno e dove si pratica la cura. La cura, quella che restituisce e riconosce. Belle le nostre campagne, sì certo ce le invidiano tutti!! Sono un’imprenditrice agricola e chi mi conosce sa che svolgo questa attività con passione da sempre. Prima attraverso gli occhi di mio padre, mia madre, ora attraverso i miei e devo ammettere che non ho mai visto in tanti anni vere attività di valorizzazione del paesaggio rurale, relegandolo a scomoda periferia della città. Solo parole e tante chiacchiere che galoppano come cavalli di battaglia nelle campagne elettorali. Eppure i nuovi modelli di comunità europei vanno in questa direzione mettendo il paesaggio al centro delle comunità. Eppure mi chiamano per portare nelle scuole ed università il mio modello d’Impresa Agricola di successo al sud. Sostenibilità la chiamano, perché può generare belle e sane opportunità di vita e di lavoro per tutti, soprattutto per i nostri giovani. E allora perché chi ci governa continua a non prendere per mano una sana politica agricola? Dov’è l’orgoglio di appartenenza ad una terra che… ci invidiano tutti?! Abbiamo il paesaggio di pianura bello e verdeggiante pieno di storie da raccontare, gli oliveti secolari ed i campi di grano. Abbiamo modelli di gestione antichi e moderni, tante tradizioni ed esperienze sane da condividere. È conosciuto come il Mosaico di San Severo per quanto è bello ed articolato che sembra costruito apposta, tessera dopo tessera. Io la mia piccola tessera di terra del mosaico ho scelto di curarla e continuerò a farlo comunque, da sola. Il mio sogno è di poterla incastrare con le altre tessere, di vederla circondata di campi sempre più verdi e curati, dove non c’è abbandono, di sapere che facciamo parte tutti insieme di San Severo, la Città d’arte. Sentirmi in un luogo sicuro ed accogliente è la mia preghiera. Nel frattempo continuo a ricoprire di calce i tronchi degli alberi di ulivo ma non sono sola perché vivo in un domani migliore.
✍🏽 Lidia Antonacci







