Fuochi nel Tavoliere: la nuova frontiera dei rifiuti illegali
Tra le campagne del Tavoliere delle Puglie, dove il grano incontra l’orizzonte e la terra rappresenta lavoro, identità e futuro, da anni si consuma un’emergenza silenziosa. Camion carichi di rifiuti urbani indifferenziati, provenienti soprattutto dalle province di Napoli, Salerno e Caserta, avrebbero raggiunto più volte le aree rurali tra Cerignola, San Severo e Lucera.
Operazioni rapide, quasi sempre notturne. Strade secondarie percorse nel silenzio. Poi lo scarico nei campi, lungo tratturi abbandonati, vicino a cave dismesse o terreni isolati. In molti casi, dopo poche ore, arrivava il fuoco.
Le fiamme trasformavano cumuli di rifiuti in roghi tossici. L’aria diventava irrespirabile, il fumo invadeva campagne e periferie, mentre sui terreni agricoli si depositavano ceneri e sostanze potenzialmente pericolose. Un danno ambientale che rischia di colpire non solo il paesaggio, ma anche l’agricoltura, la salute pubblica e l’economia locale.
Secondo esperti ambientali, la combustione illegale dei rifiuti può liberare nell’atmosfera diossine, metalli pesanti e particolato fine. Sostanze che possono contaminare il suolo, infiltrarsi nelle falde e accumularsi nella filiera alimentare. In una delle aree agricole più importanti del Sud Italia, il rischio assume un peso ancora maggiore.
Il fenomeno si inserisce nel più ampio sistema del traffico illecito di rifiuti, dove lo smaltimento illegale diventa un business capace di generare enormi profitti abbattendo i costi di conferimento regolare. Le campagne isolate diventano così territori vulnerabili, difficili da controllare e facili da sfruttare.
Negli ultimi anni, operazioni delle forze dell’ordine e monitoraggi ambientali hanno acceso i riflettori sul problema, ma cittadini, agricoltori e associazioni denunciano la necessità di interventi più continui e strutturali. Tra le richieste: controlli notturni permanenti, droni, videosorveglianza rurale, tracciabilità digitale dei camion e bonifica delle aree contaminate.
Per molti residenti, la paura più grande è che il Tavoliere possa trasformarsi in una nuova “terra dei fuochi”, compromettendo un patrimonio agricolo e umano costruito in generazioni di lavoro.
La sfida oggi non è solo reprimere i responsabili, ma proteggere il territorio prima che il danno diventi irreversibile. Perché difendere la terra significa difendere salute, economia e salute.
“Difendere la terra è difendere la vita.”
Foto – Web
di B.Braccia







